Maus – Art Spiegelman

luglio 26, 2008

MAUS – Art Spiegelman
€ 14,50 pg 300
Einaudi 2000

Maus: in tedesco topo;
Raus!: in tedesco “Fuori!” era il comando rivolto ai deportati usato dai Kapò e dalle SS.

E’ da questo gioco di parole che nasce il titolo di questo splendido fumetto di Art Spiegelman che narra la vita del padre sopravvissuto all’Olocausto passando per Auschwitz e Dachau.
La particolarità dell’opera è che tutti i personaggi vengono rappresentati da animali: i tedeschi sono gatti, i gatti rane, i polacchi sono maiali e, ovviamente, gli ebrei sono topi.

L’idea di associare gli ebrei a topi, o ratti, non è affatto di Spiegelman ma risale proprio ai nazisti che li consideravano esseri spregevoli, che infestavano la loro società e che per questo erano da annientare. Questo è un estratto di un articolo di giornale della Pomerania in Germania a metà degli anni Trenta, proprio durante l’ascesa della follia di Hitler, che viene riportato all’inizio della seconda parte di Maus:

“Mickey Mouse è il più miserevole ideale mai esistito… I sentimenti salutari dicono ad ogni giovane indipendente e a ogni persona dignitosa che il parassita sporco e immondo, il peggiore portatore di malattie del regno animale, non può essere il tipo ideale di animale… Basta con la brutalizzazione giudaica della gente! Abbasso Mickey Mouse! Indossate la svastica!” Read the rest of this entry »

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Dio non è grande. Come la religione avvelena ogni cosa – Christopher Hitchens
€ 14,50 Pg 271
Einaudi 2007

LETTO MA ANCORA DA RECENSIRE.

Ci svegliamo con calma, ha diluviato tutta notte ma ora il tempo sembra reggere. Scendiamo al ristorante con i nostri zaini per salutare il padrone e per andare a visitare la città di Banja Luka, la città più grande della Repubblica Srpska. Appena usciamo dal ristorante vediamo che all’esterno il cuoco sta preparando una porchetta allo spiedo, di sicuro non era quella la carne della sera prima. Fortunatamente vediamo che allo spiedo c’è anche un altro animale, un agnello, e il proprietario ci conferma essere quello il nostro pasto. Tiriamo un sospiro di sollievo e ci annotiamo il nome di questo piatto nazionale cosi misterioso: Janjetina (da Janje, appunto Agnello). Noteremo poi in tutta la Bosnia al lato della strada fuori da ogni ristorante dei grandi forni con agnelli interi infilzati a girare e arrostire.

Arrivati nel centro di Banja Luka parcheggiamo e dobbiamo trascriverci su un foglietto il nome della strada, in cirillico, in modo da poterlo mostrare a qualunque passante per ottenere informazioni e ritrovare la nostra macchina (non siamo ancora in possesso ne di cartine ne di una guida della Bosnia…).

BanjaLuka Kastel

Non abbiamo ancora fatto colazione quindi entriamo in una Pekara (panetteria) che espone un sacco di dolci e torte salate ma non riusciamo a capire cosa contengano e la commessa che non parla inglese, riesce giusto a dirci cosa è dolce e cosa non lo è. Optiamo per una specie di brioche con la marmellata di mirtilli e un dolce strano (dovrebbe chiamarsi Pita, o comunque in inglese filo-dough) fatto di un cilindro di pasta sfoglia arrotolato su se stesso a forma di spirale e ripieno di una crema marroncina. Mi aspettavo fosse nocciola o burro d’arachidi, alla fine dopo numerosi assaggi arriviamo alla conclusione che si tratti di crema di marroni. Entrambi i dolci sono ottimi e la spesa non equivale nemmeno a quella di una semplice brioche in italia. Passeggiamo per il Korzo, il viale principale, che purtroppo si assomiglia a qualunque altra via commerciale del mondo. In fondo alla via c’è una palazzina completamente distrutta e a fianco un centro commerciale abbastanza vecchio e grigio. Nel frattempo cerchiamo una libreria per acquistare una guida della Bosnia. L’unica libreria che troviamo non ne ha quindi chiediamo indicazioni per il Tourist Info. Read the rest of this entry »