Catechismo di Ateologia – Paul Desalmand

agosto 7, 2008

Catechismo di ateologia. In cosa crede chi non crede – Paul Desalmand
€ 12,50 pg 238
Editore Piemme – 2008

Cio di cui abbiamo bisogno non è la volontà di credere ma la volonta di scoprire, che è esattamente il contrario. (Bertrund Russel)

Che si sia atei convinti in cerca di solide argomentazioni storiche e filosofiche a cui appellarsi durante discussioni con i credenti, oppure si sia credenti che vogliano capire le motivazioni dei senza dio e sondarne la moralità, oppure si sia semplicemente scettici e curiosi, questo libro di Desalmand è assolutamente imperdibile.
Che lo si possa apprezzare e condividere, invece ovviamente dipende dalle posizioni di partenza con le quali si affronta il libro. Penso proprio che un credente possa ritenersi offeso da gran parte del libro e persino trovare difficile giungere alla fine.

Infatti frasi come “Dio offende la ragione”, “Dio non è altro che la proiezione delle aspirazioni dell’essere umano” (Feurebach) oppure ( riguardo alla sofferenza e all’ingiustizia nel mondo ) “la sola scusa che Dio ha, è che non esiste” (Stendhal) non sono facili da digerire nemmeno per il credente più disponibile alla comprensione e al dialogo.

Il libro ci va giù pesante, sebbene non sia caratterizzato dalla stessa vena polemica del Trattato di Ateologia di Onfray o Dio non è Grande di Hitchens, ma quello che ho trovato affascinante è il suo essere una summa coltissima del pensiero ateo nella storia dell’umanità.

Forse solo all’inizio è un pò noioso nell sezione dedicata alle “Definizioni” in cui in modo un po troppo “dizionaristico” espone i significati di Immanenza, Trascendenza, Dogma, Eresia, Agnosticismo, Ateismo, Deismo, Panteismo, Monoteismo e cosi via. Ma queste nozioni sono però indispensabili per comprendere appieno le posizioni e le sfumature nel pensiero di filosofi, intellettuali, scienziati e poeti dall’antica grecia fino ai giorni nostri.

Credo che questo di Desalmand sia uno dei migliori libri sull’ateismo e sulla religione che ho letto negli ultimi anni, proprio perchè non si basa sulla contestazione pedante e letterale delle incongruenze storiche dei testi sacri, o delle violenze perpetrate in nome di Dio, o dell’ipocrisia delle istituzioni ecclesiastiche. Certo, c’è spazio anche per questo, ma il suo punto forte è l’analisi filosofica supportata da una miriade di citazioni.

Questo non significa che si tratta di un libro di aforismi sull’ateismo e contro la religione, semplicemente nel ricostruire la storia dell’ateismo, le motivazioni che portano al rifiuto di Dio e le modalità di definizione dei valori l’autore espone i concetti di molti grandi della storia.

Ad ogni modo ritengo che se davvero qualche scettico o credente si avvicinerà al libro con onestà intellettuale non potrà fare a meno di rimanere stupito, stupito di quanti luoghi comuni ci siano riguardo agli atei e di quanto non sia vero che “senza Dio tutto è permesso” (Dostoevskij nei Fratelli Karamazov) e che i senza Dio siano anche senza moralità alcuna e oltretutto siano arroganti e presuntuosi.

Innanzitutto spiega Desalmand l’ateo non cerca di dimostrare l’inesistenza di Dio, perchè sa che l’impresa è vana quanto quella che si propone di dimostrarne l’esistenza. Vuole solo dimostrare le incoerenze e le deviazioni della parte avversa.

L’ateo cerca di superare l’aporia di Epicuro, cioè il dilemma, che io ho sempre avuto, pur con il timore di essere considerato un po infantile, di dare una spiegazione al male nel mondo: “O Dio vuol sopprimere i mali, ma non può. Quindi non è onnipotente. Oppure può ma non vuole. Allora è malvagio. Oppure ancora non può e non vuole. E allora è insieme malvagio e debole e ciò è per definizione contrario alla sua natura. Da dove viene allora il male e perchè egli non lo sopprime?”

L’ateo decide di fare a meno dell’ipotesi Dio per spiegare il mondo e per determinare il proprio comportamento e rifiuta la sua funzione consolatoria.
I suoi valori “non scendono dal cielo” e non vengono accettati passivamente e rispettati solo per timore della punizione divina (fatto questo che mette in dubbio, secondo le logiche Kantiane, il concetto stesso di virtù dei credenti).

L’ateo non è nichilista, semplicemente rifiuta i valori imposti dall’esterno, cerca e definisce in se e per sè i propri valori. L’ateo non è presuntuoso nè arrogante, l’ateismo è una forma di umiltà. E’ considerarsi come un animale, quale noi siamo in effetti, e poi assumersi il compito di diventare uomini. (Andrè Comte-Sponville)

Il duro compito di diventare uomini corrisponde al Sapere Aude usato da Kant come motto dell’illuminismo, consiste nell’avere il coraggio di usare la propria intelligenza. Consiste nel voler cercare dentro di sè, nel voler essere interamente uomo godendo della propria libertà e agendo in maniera tale che gli altri possano fare lo stesso.

L’ateo rifiuta tutto ciò che potrebbe ridurre l’uomo ad una cosa. Il valore supremo per lui è la persona umana, l’essere umano considerato come individuo ( concetto che si contrappone alla sottomissione a Dio e al far parte di un gregge ). Non ama le maiuscole: idee e valori come Dio, Nazione, Umanità, Razza Natura, Uomo, Progeresso, Partito finiscono sempre per simboleggiare qualcosa di astratto e spesso si rivelano molto pericolose.

I valori non devono essere necessariamente divini, possono e devono essere umani, e in fin dei conti tutta la morale si puo riassumere in poche semplici parole, che personaggi molto distanti fra loro hanno similmente espresso:

Tutta la morale umana è rinchiusa in poche parole: rendere gli altri felici come vorremmo essere noi e non fare mai a loro più male di quello che noi vorremmo ricevere (Marchese de Sade in “Dialogo tra un prete e un moribondo”)

Godi e fai godere, senza fare male nà a te, nè ad altri, ecco tutta la morale” (Nicolas Chamfort)

“Ama e fà ciò che vuoi” (Sant’Agostino)

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3 Risposte to “Catechismo di Ateologia – Paul Desalmand”


  1. Io credo in Dio e non ho bisogno dei vani ragionamenti degli atei per crederci di più. Io credo a quanto gli apostoli e i suoi successori ci hanno tramandato. Dio lo sento fuori di me e intorno a me nel miracolo del cielo e della terra, nelle leggi che governano l’universo. Lo sento dentro di me, accanto a me nel profondo della mia anima.
    Credo di esistere, in quanto dicono i vicini e i lontani, i mass media e le persone in buona fede. Se dubitassi di Dio comincerei a dubitare di me.
    Ogni giorno vivo di mille atti di fede negli uomini, perché non dovrei credere in Dio. Se gli atei preferiscono non credere in niente e soprattutto in se stessi, facciano liberamente. Nessuno li ostacola: i roghi non ci sono più. Ciò che conta è che non secchino la mia pazienza.

  2. equilibrismi Says:

    **Se dubitassi di Dio comincerei a dubitare di me**
    Mi spiace ma su questo punto non ci siamo proprio. NOn vedo il nesso, e soprattutto è proprio la base su cui iniziare a ragionare sulla religione. Io sono io, indipendentemente dalla mia patria, dal mio lavoro e dalla mia religione..

    **Ogni giorno vivo di mille atti di fede negli uomini, perché non dovrei credere in Dio. **
    Potresti non credere in Dio perchè ogni giorno vivi (o perlmeno non puoi fare a meno di vedere) mille incongruenze tra la realtà e l’ipotesi di un Dio buono, misericordioso, e onnipotente.

    **Se gli atei preferiscono non credere in niente e soprattutto in se stessi**
    Non è vero che gli atei non credono in niente. Credono soprattutto in sè stessi, nelle proprie capacità, nella ragione, nella scienza, nella responsabilità che ogni uomo ha di migliorare o peggiorare se stesso e il mondo che lo circonda. Non credono in nulla che “scenda dal cielo” e su cui non possano ragionare obiettivamente e farsi un opinione propria.

    **facciano liberamente.Ciò che conta è che non secchino la mia pazienza ** il punto è proprio questo. Ognuno è libero di credere in ciò che vuole o di non credere affatto. Ma da sempre, e anche se non ci sono più i roghi, è ancora cosi, sono la Chiesa e i credenti a non permettere questa garanzia agli altri. A un non credente può solamente dispiacere che un credente arrenda e affidi la sua ragione ad un dogma. Un credente invece pretende di convincere gli altri e influenzare anche le loro vite. Se un cattolico pensa che sia peccato convivere o fare sesso prima del matrimonio, ben per lui. L’importante è che non crei problemi a me che convivo serenamente (e ho pure un figlio). In fin dei conti non vedo il problema, se Dio esiste, all’inferno ci andrò io.. quello che forse da piu fastidio ai credenti è vedere i peccatori che hanno fatto cio che gli pareva per tutta la vita, andare in paradiso grazie ad un pentimento dell’ultimo minuto…!!

  3. alessandro Says:

    …il cristianesimo, come peraltro le religioni monoteiste in genere, è animato dall’ odio dell’ intelligenza e della ragione; l’ odio della libertà; l’ odio della vita; l’ odio della sessualità, del piacere; l’ odio del corpo, dei desideri, delle pulsioni…per contro esalta concetti come il senso di colpa, l’ obbedienza e la sottomissione; la castità, la verginità; l’ anima e lo spirito…è come se esaltasse la crocifissione della vita e la celebrazione del nulla. Mi piacerebbe che qualcuno riuscisse a smontare prima e spiegarmi poi in modo molto semplice concetti piuttosto astratti come “anima” “fede” “aldilà” “regno dei cieli” e tutti quei concetti astrattissimi di cui si riempiono la bocca i credenti o pseudo tali…é molto pericoloso approcciarsi ad una pratica di questo genere perchè si rischia di non trovarci dentro niente!!!…io personalmente da quando ho iniziato a farmi certe domande e a togliermi di dosso certi condizionamenti ho iniziato una nuova vita sicuramente migliore, più leggera, più consapevole…dove al centro della mia vita ci sono IO…evviva io…


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