Nelle terre estreme – Jon Krakauer

luglio 10, 2008

Nelle terre estreme – Jon Krakauer
€ 16,60 pg 267
Corbaccio 2007

“Nelle terre estreme” è il libro da cui è stato tratto il famosissimo film di quest’anno di Sean Penn, “Into the Wild”
John Krakauer è un alpinista professionista e un giornalista, nel 1992 si è trovato ad occuparsi di un caso che ha scosso l’opinione pubblica americana. Quella del giovane Chris McCandless, trovato morto da dei cacciatori ed escursionisti in mezzo alla natura selvaggia dell’Alaska.

Se l’ennesimo morto della montagna non fa più nemmeno notizia, il caso di McCandless ha creato scalpore e sollevato grandi dibattiti per il semplice fatto che lui non era un escursionista, nè un cacciatore. Era semplicemente un ragazzo che ha voluto sfidare sè stesso e la natura avventurandosi senza alcun equipaggiamento nelle desolate terre del Nord.

Dopo il breve articolo scritto per una rivista, e le centinaia di lettere ricevute dai lettori, l’autore si è appassionato alla storia di questo ragazzo, diciamo quasi ossessionato, ed è voluto andare a fondo su cosa avesse spinto un ragazzo appena laureatosi, di buona famiglia, benestante, a mollare tutto e partire per due anni in giro per l’America per andare a finire i suoi giorni in solitudine in Alaska.
Ha cominciato quindi un viaggio in giro per l’America per ricostruire le tappe di Alexander Supertramp, il soprannome che si è dato il protagonista durante tutto il suo peregrinare, intervistando parenti, amici e conoscenti.

Il libro è ovviamente molto più approfondito e completo del film, ed estende l’indagine andando a scovare altre esperienze di libertà assoluta (e di morte) occorse nella storia americana, come quella di Everett Ruess, soprannominatosi Nemo (nessuno) e scomparso nel Grand Kanyon nel 1934 dopo alcuni anni di vita sulla strada e nel deserto. Oppure ripercorre alcuni frammenti del passato autobiografico dell’autore, scapestrato alpinista in costante attrito con il padre autoritario e scampato per miracolo alla morte durante una scalata in solitaria sui monti dell’Alaska.

Ciononostante, il film, una volta tanto, si può dire migliore del libro, perchè, narrato così in prima persona è immensamente più coinvolgente, ti catapulta nell’avventura del ragazzo, in mezzo a luoghi meravigliosi, in mezzo alla gioia di una libertà assoluta e in fondo alla disperazione dei momenti piu bui della sua esperienza.

Il libro è più un documentario, non è il protagonista che ci racconta di sè ma qualcun altro che ricostruisce il suo cammino, reale ed interiore quindi l’affascinante immedesimazione che prende vita nel film viene meno.
Non intendo dire con questo che il libro è brutto o non valga la pena di leggerlo. Anzi, mi è piaciuto leggerlo dopo aver visto il film, e mi è piaciuto rivedere il film dopo aver letto il libro. Cosi facendo ho avuto modo di integrare tutto ciò che nel film si intuisce solamente e avere una visione più approfondita della vicenda.

Per quel che mi riguarda, quello che mi ha fatto molto pensare della storia di Chris McCandless è qualcosa che spesso mi assilla: I libri fanno male!

Certi libri, quelli di grandi scrittori, di grandi idealisti, di sognatori irrequieti, di critici della società possono davvero essere pericolosi, perchè sono in grado di innalzare il nostro spirito e le nostre aspettative troppo al di sopra della mediocrità del conformismo e della società che ci circonda. E se e quando questo avviene può sembrare inevitabile dover abbandonare la strada battuta per spingersi in ignoti itinerari dell’anima. Il respingere questi istinti porterebbe alla pazzia, alla frustrazione e all’alienazione. L’assecondarli ci permetterebbe di assaporare la libertà assoluta, la più profonda spiritualità e l’armonia con il divino, ma potrebbe ugualmente condurci alla pazzia o perfino alla morte, come d’altronde è capitato a molti degli stessi autori, o al povero Chris.

Non penso quindi che egli sia stato uno sprovveduto, certo è da stupidi pensare di sfidare la natura senza i mezzi necessari, ma è proprio qui il punto che molti non hanno compreso. Lui, ispirato ed influenzato da Tolstoj, Thoreau, London, non voleva sfidare la natura, ma vivere pienamente secondo le sue regole, ricostruendo con essa un legame primitivo, profondo e rispettoso, a qualunque costo.

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5 Risposte to “Nelle terre estreme – Jon Krakauer”

  1. antonella barberini Says:

    London mio caro, coi suoi libri e le sue avventure voleva fare soldi e soldi a palate… tutto il “romanticismo” della ricerca della liberta’ è venuto un po’ col tempo.. specie dopo il suo tentativo riuscito di suicidio….. leggere PRONTO SOCCORSO PER GIOVANI SCRITTORI per credere. Baci.

  2. equilibrismi Says:

    infatti, nel libro l’autore parla anche di questo, che Jack London, contrariamente a quanto potrebbe sembrare a chi legge i suoi libri senza conoscere lo scrittore, era quanto di piu lontano potesse esserci dall’ideale romantico e avventuroso dei suoi personaggi. Ma non per questo, come anche per il fatto che il suoi intento potesse essere arricchirsi, non si può escludere una potenziale ed enorme forza ispiratrice per gli animi più intraprendenti e liberi. E poi chissà che il suo suicidio non sia stato motivato anche da questa profonda e insanabile contraddizione personale..

  3. antonella barberini Says:

    certamente si’, e goccie di morfina miste ad alcool…. scusa per scassare la poesia, ma non ho letto questo di Krakauer, ancora e all’epoca ci sono rimasta piuttosto male …..la natura umana in tutte le sue varianti…. naturalmente a proposito di JACK ti consiglio quel film IN VIAGGIO CON JACK liberamente ispirato e dedicat alla sua tenuta degli aranci in California, dove si è ritirato negli ultimi anni…… bye

  4. equilibrismi Says:

    boh, non so che dire, ripeto. non conosco Jack London. Cmq per quanto riconosca che è davvero deludente scoprire che l’autore di un’opera che ci ha colpito e influenzato molto sia stato molto diverso nella realtà, questo non ci deve dissuadere dall’apprezzare la sua opera e trarne insegnamento.

    Ad ogni modo, grazie per i commenti e per il consiglio di lettura.

  5. Anonimo Says:

    sai, una delle maggiori delusioni in termini letterarie e umane, se vogliamo, una lezione di vita, ce la da’ la figlia di J.D. Salinger, quello di “The catcher in the rye”(non mi viene l’italiano, vergogna) nel suo “L’acchiappasogni” dove ci racconta un po’ la sua infanzia e adolescenza tra Woodstock e un papà che scrive lontano dalla sua famiglia e dai suoi affetti…


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