Disobbedienza civile – Henry David Thoreau

giugno 23, 2008

Disobbedienza Civile – Henry David Thoreau
€ 12,50 pg 102
Ed. SE 1992

Henry D. Thoreau è un grandissimo scrittore americano vissuto nel 1800. Conosciuto dai più per il suo essere uno stravagante naturalista e per la sua esperienza di vita nei boschi lontano dalla civiltà, raccontata nello splendido libro “Walden” è in realtà una figura complessa e fondamentale della letteratura, della critica sociale e della filosofia americana. Anticipando di decenni molte delle tematiche sollevate da movimenti ambientalisti, antiprogressisti, umanitari, rivoluzionari, ecc ecc del novecento e del giorno d’oggi, i suoi testi hanno anche ispirato Lev Tolstoy, Gandhi e Martin Luther King.

Questo piccolo libricino pubblicato dalla SE consiste di tre parti. Una postfazione di Franco Meli e i due saggi “Disobbedienza civile ” e “In difesa del Capitano John Brown”. Entrambi la trascrizione di discorsi che Thoreau ha tenuto in pubblico nella sua cittadina, il primo per argomentare il suo rifiuto a pagare le tasse e per invitare alla resistenza attiva al governo. Il secondo per denunciare l’immoralità della schiavitù e difendere il Capitano John Brown, un rivoluzionario abolizionista antischiavista che a seguito di una insurrezione armata era stato catturato e impiccato.

“Il migliore dei governi è quello che non governa affatto” e quando gli uomini saranno pronti, questo sarà il governo che avranno. Nel frattempo distanziandosi dall’anarchia, non chiede che si abolisca immediatamente il governo, ma richiede con determinazione un governo migliore.
Thoreau vede l’individuo come la forza piu alta e indipendente dalla quale deriva tutto il potere e l’autorità dello Stato. Egli confida nella sua capacità di decidere, e di fare, ciò che ritiene essere giusto, e afferma che si debba essere innanzitutto uomini, dopodiche cittadini.

Un uomo non deve preoccuparsi di fare tutto, ma di fare qualcosa. E questo qualcosa è essenzialmente seguire la propria coscienza, e preoccuparsi di seguire gli effetti della propria obbedienza. Se l’ obbedienza, al conformismo della società, alle leggi, all’autorità entra in collisione con il proprio credo e con i propri ideali è doveroso per l’individuo opporre resistenza e praticare la disobbedienza.

La disobbedienza civile e nello specifico il rifiuto di pagare le tasse, discussi nel primo saggio, non riguardano però qualcosa di neanche lontanamente paragonabile allo sciopero fiscale proposto tempo fa da Lega Nord e soci nè ad apologie di black blocks, tute bianche e disobbedienti vari ante litteram. La sua ribellione nei confronti del fisco, pratica che l’ha costretto a passare alcune notti in prigione, non era determinata da un antagonismo fine a se stesso o in qualche modo utilitaristico. Era spinto dalla coerenza dei propri ideali, e nella volontà di non abdicare ad essi nemmeno di fronte alla forza dello Stato. Le tasse che si è rifiutato di pagare servivano a finanziare la politica imperialista espansionistica degli Stati Uniti, sfociata nella guerra con il Messico, mentre in linea generale molte delle leggi a cui rifiutava di sottomettersi erano di stampo razzista come la Fugitive Slave Law. Contrariamente a quanto espresso da quella legge del 1850, che ordinava di segnalare, far catturare e restituire gli schiavi fuggiti dal Sud, egli scrisse saggi e tenne conferenze contro la schiavitù e aiutò personalmente alcuni fuggitivi.

Se è ovvio che un atteggiamento di questo tipo è destinato a lasciare numerosi zone d’ombra nell’amministrazione della giustizia e nel garantire la legalità, allo stesso tempo mette in luce le contraddizioni che sono alla base del potere autoritario dello Stato, che è concesso e determinato dagli stessi uomini che compongono quello stato, e l’assurdità e ingiustizia insite in alcune leggi. E’ soprattutto un invito alla consapevolezza del proprio pensare e del proprio agire, alla coerenza, e al senso di giustizia innato in ciascuno di noi. E’ un invito a riflettere su questa affermazione: “Devono essere osservate le leggi semplicemente perchè sono state promulgate? O devono essere dichiarate giuste da un qualsivoglia numero di uomini, anche se giuste non sono?”

Attorno a questa riflessione si dipana anche il secondo saggio, che in realtà è uno scritto difensivo nei confronti del Capitano Brown, rivoluzionario antischiavista. In questo scritto, Thoreau cerca di chiarire gli intenti e gli ideali di quest’uomo che si è battuto per una nobile causa e di smascherare l’ingiustizia delle leggi razziali e l’ipocrisia della società civile che giustizia un ribelle colpevole di aver organizzato un’insurrezione armata contro ufficiali schiavisti: “Soltanto coloro che sono costantemente scossi dalla schiavitù hanno qualche diritto a essere scossi dalla morte violenta dello schiavista. Gli altri dovrebbero essere più scossi dalla sua vita che dalla sua morte..”

Ovviamente Thoreau, sostiene e ammette il ricorso alla violenza solamente in casi assolutamente eccezionali, quando il voto, le riforme, e la lotta non violenta non avrebbero successo o comporterebbero tempi troppo lunghi. Da questo aspetto molte delle personalità di spicco che si sono ispirate a Thoreau nel corso del novecento si sono in parte distanziate. Ciononostante Thoreau era consapevole del peso delle proprie parole e le utilizzava al pari delle pallottole di John Brown al solo fine di risvegliare le coscienze della società.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: