Il Capitano è fuori a pranzo – Charles Bukowski

giugno 13, 2008

Il capitano è fuori a pranzo – Charles Bukowski
€ 6,50 Pg 138
Ed. Feltrinelli 2003

La cosa terribile non è la morte, ma la vita che la gente vive o non vive fino alla morte. Non fanno onore alla propria vita, la pisciano via. La cagano fuori. Muti idioti. (..) Hanno la testa piena di ovatta. Mandano giù Dio senza pensare, mandano giù la patria senza pensare. Dopo un pò dimenticano anche come si fa a pensare, lasciano che siano gli altri a pensare per loro.

In questi ultimi tempi in cui i valori di Dio Patria e Famiglia sono ritornati in auge con un governo di Destra e un Papa integralista, sarà lo stress, sarà la disillusione, ma ho un pò accantonato i libri di politica e di economia e mi sono buttato a capofitto nella lettura di Bukowski.
Non che sia una lettura leggera e frivola, sebbene incentrata sulle corse di cavalli, sulle donne e sull’alcool, ma almeno non mi costringe a rimuginare sulla (im)possibilità di un mondo migliore. La violenza delle sue parole, la sua disperazione e il ribrezzo che vomita sui mezzi uomini vede intorno a sè costituiscono una bella valvola di sfogo.

Questo libro di Bukowski non è nè un romanzo, nè una raccolta di racconti o di poesie, quindi non è proprio pienamente rappresentativo della sua produzione. E’ una sorta di diario che Hank ha tenuto per due anni, dal 1991 al 1993, alla veneranda eta di 72 anni e solo un anno prima della sua morte.
Quindi il tema dominante è proprio la morte, che l’autore sente imminente, e che lo spinge a riflettere in modo leggermente più profondo sul mondo che lo circonda.
I toni però sono sempre schietti e violenti e la sua quotidianità è costituita ancora da ore buttate alle corse e ore trascorse a scrivere, bere e fumare. Una curiosità, riguarda proprio lo scrivere. Non più con tanta fatica e numerose correzioni con la vecchia macchina da scrivere, ma un ritmo frenetico, fluido e comodo grazie al nuovo Macintosh.

Onestamente non ho ancora capito nè stabilito se Bukowski mi piaccia o meno. Di solito leggo cose un po piu sofisticate sia in termini di stile che di argomenti, allo stesso tempo mi attrae il modo in cui parla di frustrazione, rabbia, decadenza senza veli nè rimorsi, nè timori, nemmeno quando, spessissimo, essi lo riguardino in prima persona.
E comunque, riguardo allo stile narrativo, lo stesso Bukowski scrive:
La chiave è la semplicità. Scrivendo bisogna scivolare via. Le parole magari saranno monche e smozzicate, ma se scivolano via, allora c’è un piacere che rischiara tutto quanto. La scrittura accurata è una scrittura mortale.

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