Che “Il Giornale” non fosse un vero “giornale” ma uno spudorato e squallido organo di disinformazione e propaganda “di famiglia”, l’avevo capito tempo fa, quando la mia cara nonna, craxiana e berlusconiana sfegatata, in seguito alla dichiarazione del direttore del Corriere della Sera di non votare per Berlusconi, aveva deciso di disdire l’abbonamento per passare appunto al Giornale. Spesso mi era capitato, andandola a trovare, di sfogliare il quotidiano e leggere assurdità di ogni tipo, slogan demagogici, mistifiicazioni di ogni tipo e altre amenità. Questa volta però non si parla di politica o di sicurezza, ma di cibo biologico e Franco Battaglia ha dato il meglio di sè in un accozzaglia di falsità e sillogismi incredibili, che ho scoperto grazie ai ragazzi/e del meetup di Per il Bene Comune, e che riporto qui sotto, insieme ad alcune considerazioni che sono emerse nel relativo forum.

Un caro e affezionato amico, mi ha recentemente sorpreso, data la sua non più giovane età, con una affettuosa lettera ove mi esprimeva il proprio «senso di disagio procurato dal mondo circostante, una specie di crisi personale sulla quale incidono, innanzitutto, i rapporti professionali». Chimico di professione, si lamenta egli di essere all’antica, perché insisterebbe a voler offrire la propria consulenza – che, data l’esperienza accumulata, sarebbe preziosissima – «per il meglio, cioè senza frodare». Non si capirebbe perché «per il meglio» e «senza frodare» dovrebbe essere «all’antica» finché non chiarisce che «frodare» significa, oggi, una cosa diversa che una volta.
Il verbo «frodare» – mi scrive – non va considerato, oggi, nel senso di aliud pro alio (come succedeva una volta). Tipo, per intenderci, il pacco ben confezionato con le illustrazioni di una magnifica radio ma con, dentro, un mattone: come non provare simpatia per chi te l’ha rifilato? Oggi la frode è concettuale, esaltativa di ciò che non c’è – e non può esserci. Essa consiste nell’inventare panacee, ora energetichea (vedi pannelli fotovoltaici), ora salutistiche (vedi prodotti omeopatici), ora nutrizionali (vedi cibi biologici), approfittando di tutti i mezzi che le norme – specie quelle comunitarie – consentono tra le pieghe delle loro astruserie e che, in forza della legge, inventano un valore aggiunto a prodotti che non valgono niente. Rimanendo in metafora, le frodi moderne ti vendono apertamente un mattone convincendoti che è una radio, facendosi aiutare, in ciò, da multimiliardarie campagne rese possibili dalla moderna era dell’informazione. La quale, accanto agli innegabili pregi, pone all’umanità una formidabile sfida: poter distinguere la realtà dalla fantasia, la verità dalla propaganda.
L’amministrazione della mia città, Modena, è modernissima e all’avanguardia. In nome di un comportamento autodefinito «virtuoso» – e senza naturalmente astenersi dal lamentarsi pubblicamente che Berlusconi abbia cancellato l’Ici per la casa d’abitazione – sta sperperando ingenti somme di denaro pubblico nelle moderne (nell’accezione data dal mio amico) frodi. Tra cui mi piace citare i pannelli fotovoltaici, la raccolta dei rifiuti porta-a-porta e la distribuzione di cibi biologici ai bambini delle scuole comunali.
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L’ amore è un cane che viene dall’inferno – Charles Bukowski
€ 8,00 Pg. 207
Editore    Guanda – Le Fenici tascabili  2007

Ciò che conta adesso
è un’altra
figa stretta.

Al sentire queste parole non penso che avrei mai definito nessun mio amico un poeta, nè avrei mai potuto pensare si trattasse di una citazione colta. Tant’è, questo è un verso di Charles Bukowski, più precisamente tratto dalla poesia “Folle come sempre”.

Dopo aver visto il film su Bukoswki mi ero ripromesso di approfondire la conoscenza di questo autore attraverso la lettura di alcune sue poesie.  Ebbene, questo libro di poesie è principalmente incentrato, come credo la maggior parte della sua produzione, sullo scopare e sul bere.

Onestamente la maggior parte di esse mi ha lasciato abbastanza indifferente sia dal punto di vista dei contenuti che dello stile; in alcune sono stato colto dallo sbigottimento e da un pò di repulsione nel leggere di un sessantenne ubriaco che si masturba in auto guardando delle studenti alla fermata dell’autobus.
Ma poi ecco, tra un conato di vomito, un eiaculazione e un posacenere stracolmo ecco qualche lampo di poesia.  Cupa, desolata, totalmente priva di speranza, espressa con un linguaggio crudo e violento, ma pura poesia.
Poche frasi, caustiche e disincantate che svelano con estrema negatività e decandenza tutto il degrado spirituale e materiale che Bukoswki vede nella società.  Non solo quello dei bassifondi, dei pub malfamati e dei bordelli, nel quale lui in fondo si sente a suo agio, ma anche quello dei quartieri altolocati e che si insinua in ogni livello sociale.
Non c’è speranza, non c’è salvezza, ma “nessuno sembra farci caso”, quindi forse infine e davvero:

“Ciò che conta adesso
è un’altra
figa stretta.”

Decrescendo cantabile. Piccolo manuale per una decrescita armonica – Jean-Claude Besson-Girard
€ 16,00 pg 175
Jaca Book 2007

L’idea della decrescita fa paura. Come scrive Serge Latouche nella prefazione di questo libro, la pregnanza sul nostro immaginario della religione della crescita e dell’economia è tale che parlare di decrescita è letteralmente blasfemo e colui che vi si arrischia è trattato da iconoclasta. Ma parlare di decrescita è, al giorno d’oggi, auspicabile e necessario poichè con il delirio della crescita illimitata, in un mondo finito, la presunta razionalità del mondo economico svela la sua fondamentale irrazionalità.
Questo piccolo manuale, ad opera del pittore Jean-Claude Besson-Girard, si rivolge a tutti quegli “obiettori della crescita” che intendono sfuggire al degrado etico, materiale ed ambientale causato dall’economismo dominante.
Questo libro, diversamente da molti altri pubblicati negli ultimi mesi, incentra le sue argomentazioni non tanto sulle statitiche dei disastri ambientali o su teorie economiche, quanto sull’aspetto poetico dell’idea di decrescita.
L’autore individua nella degradazione dello spirito poetico e della facoltà di sentire e di interrogarsi le principali cause , allo stesso sintomi, del nostro stato di alienazione che ci porta a consegnarci ciecamente nelle mani della più grande utopia della storia umana, quella della crescita illimitata in un pianeta dalle risorse limitate. Read the rest of this entry »

La paura e la speranza. Europa: la crisi globale che si avvicina e la via per superarla – Giulio Tremonti
€ 12,80 pg. 111
Mondadori Editore 2008

Che tipo di società vogliamo? Una società destrutturata e destabilizzata che smorza la voglia e la speranza di avere una famiglia e dei bambini, e una casa e una pensione o una società strutturata e stabilizzata sul lavoro e sulla famiglia e su valori che non siano dominati dal continuo ricatto dell’economia competitiva del precariato?
Mobilità geografica ed evoluzionismo spinto dalla competizione possono andare bene solo per la parte più forte e dinamica della popolazione, non per le masse che stanno alla base della nostra società.

Per cominciare a cambiare non serve molta fantasia, basta non essere ciechi.
Quello che è già successo basta e avanza per spingerci verso orizzonti mentali diversi da quelli dominanti, verso una visione diversa della vita, meno materiale e più spirituale, più comunitaria e più responsabile. Dobbiamo abbandonare la riduzione ideologica riduzione ideologica dell’uomo nel mercato: esisto per consumare, consumo e dunque esisto.

La fiaba del progresso continuo e gratuito e’ finita. Un viaggio lowcost puo anche costare meno di 20€ ma una spesa media al supermercato anche più di 40!: come in un mondo rovesciato il superfluo viene a costare assurdamente meno del necessario.

Le cause del male sono nella globalizzazione e nel mercatismo.

Queste non sono frasi pronunciate da qualche anticapitalista radicale o da qualche sinistroide intellettuale del movimento altermondialista.
Questi sono le parole dell’attuale ministro dell’Economia del Quarto Governo Berlusconi, Giulio Tremonti, nel suo libro La Paura e la Speranza. Read the rest of this entry »

Spulciando nel mio pc ho trovato un vecchio post di un blog che avevo alcuni anni fa. Si tratta di un report scritto al termine dell’inverno australe 2003 (si riferisce quindi all’estate 2003) al termine della mia stagione passata là a snowbordare e a sostenere l’esame di istruttore (che qui in italia non è riconosciuto, ma di questo parlerò poi…).

Non è quindi recente ma penso che possa essere comunque un buon riferimento per tutti coloro che sognano la Nuova Zelanda e hanno intenzione di andar fino a la per sciare o snowbordare. E visto che l’estate si avvicina magari siamo proprio nel periodo giusto per organizzare un bel trip dall’altro capo del mondo.

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Quante volte durante una soffocante notte d’agosto passata sfogliando qualche vecchia rivista di sno’ o appiccicati al computer alla ricerca di qualche news dai ghiacciai avete pensato nostalgici all’inverno? Ebbene, mentre la neve ricomincia a fioccare e la speranza di qualche giorno sulla neve si fa sempre piu vivida, io ho appena messo la mia tavola a riposare dopo quasi 90 giorni passati sulle Alpi Neozelandesi!! E mentre sono qui io a languire vedendo la neve sciogliersi ho tutto il tempo di raccontarvi cosa significa vivere il sogno dell’inverno australe.

La Nuova Zelanda ha delle montagne spettacolari chiamate Alpi Del Sud con picchi fino a 3700m (Aoraki/Mt Cook) e una neve che a volte e’ cosi farinosa da dare un senso al termine powder. In quanto poco abitata (solo 4 milioni di abitanti x un’estensione pari all’ Italia) potete immaginare che queste montagne sono un paradiso in termine di Wilderness e quasi totale assenza di code agli impianti. Read the rest of this entry »

Dio non è grande. Come la religione avvelena ogni cosa – Christopher Hitchens
€ 14,50 Pg 271
Einaudi 2007

LETTO MA ANCORA DA RECENSIRE.

Henry Drummond Il dono supremo – Paulo Coelho
asSaggi Bompiani 2007
Pg 103 € 10,00

Henry Drummond è stato un pastore protestante scozzese vissuto nella seconda metà dell’800. Uno dei suoi contributi più importanti di predicatore è l’opera “La cosa migliore del mondo” pubblicato nel 1890. Questo libro non è altro che unaa trasposizione/riflessione della prima lettera ai Corinzi di San Paolo nella quale il tredicesimo apostolo definisce l’Amore come il bene supremo, l’obiettivo ultimo e la virtù più elevata, ancora più importante della Fede e della Speranza. Inevitabile quindi che un libricino scritto da Coelho, basandosi sugli scritti di un predicatore protestante che a sua volta ha interpretato un testo sacro non possieda dei connotati religiosi ancor più marcati di quanto gia abitualmente usati da questo autore brasiliano.

Dobbiamo impiegare i nostri giorni nel modo migliore, giacchè nessun altro può vivere per noi. Ecco perchè abbiamo bisogno di sapere qual’è l’obiettivo supremo da raggiungere. E il nostro obiettivo nel mondo è questo: apprendere ad amare. Dobbiamo migliorarci giorno per giorno con preparazione e diligenza ed impegnarci a vivere una vita piena e corretta. E’ meglio non vivere piuttosto che non amare.

Ho ripreso queste poche frasi perchè sono quelle che più di tutte racchiudono il senso di questo libricino di Coelho. E sono quelle che meno risultano vincolate ad aspetti religiosi bensì possono, e dovrebbero, riguardare ogni uomo sulla terra indipendentemente da reddito, razza o religione. Read the rest of this entry »