Report – Pil e decrescita

marzo 17, 2008

Per quanto sono anni ormai che leggo/studio/mi interesso/cerco di diffondere un nuovo modello di vita meno incentrato sull’economia (leggi completamente dipendente) e quindi in cui il ben-essere non sia confuso con il tanto-avere, ieri sera sono rimasto piacevolmente colpito di vedere in tv un servizio in cui il PIL è stato messo in discussione.
Ovviamente l’unica trasmissione in grado di compiere un atto tanto provocatorio poteva essere solamente Report. Se ve la siete persa sul loro sito potete leggere l’intera trascrizione della puntata dove vengono intervistati diversi studiosi, economisti ed imprenditori che hanno avuto il coraggio di dubitare dell’efficacia del Pil come indicatore di benessere sociale e che hanno sviluppato sia nuovi indicatori di calcolo che nuovi meccanismi/comportamenti virtuosi in grado di ridurre l’impatto della nostra economia sull’ambiente.

Tra questi Maurizio Pallante e Roberto Lorusso, il primo autore di La Decrescita felice – La qualità della vita non dipende dal pil, il secondo autore insieme a Nello De Padova di DePILiamoci. Liberarsi del PIL superfluo e vivere felici, due ottimi libricini, che ben lontani dalle astrusità del linguaggio accademico degli economisti, risultano illuminanti nella loro semplicità.

D’altronde per rivoluzionare l’economia mondiale e riportarla sui giusti binari dell’equità e del rispetto dell’uomo e della natura non sono necessarie leggi dittatoriali o invenzioni futuristiche. La maggior parte delle volte per ridurre i consumi e la produzione di rifiuti è sufficiente adottare piccoli accorgimenti e banalissimi comportamenti. La parola chiave però, che terrorizza chiunque, è proprio riduzione dei consumi. Riduzione dei consumi, allo stato attuale, significa per forza di cose, riduzione del Pil e la sola idea della riduzione del Pil provoca panico collettivo. L’autoproduzione dello yogurt in casa o l’acquisto di detersivi alla spina sono in grado di avere un impatto enorme sull’ambiente, sullo spreco di risorse ed energia (plastica, marketing, distribuzione ecc) ma hanno anche un impatto enorme sull’economia (meno profitti e meno lavoro). Il problema e il segreto per uscire da questa empasse è proprio quello di cambiare atteggiamento rispetto al ruolo dell’economia, del lavoro, del mercato e soprattutto del suo principale indicatore di sviluppo, il Pil.

Eppure questi non sono discorsi da pazzi rivoluzionari, questo è un estratto di un discorso pronunciato da Robert Kennedy nel 1968 (!!):

Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.

Non possiamo misurare lo spirito nazionale (…) nè i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo.

Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana. Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. (…) Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari,(..) si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte,(…).

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari (…).

Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese.
Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.

Se anche non bisogna essere pazzi per per pronunciare queste parole, rimane il fatto che esse hanno una valenza rivoluzionaria indiscussa (e forse è anche a causa di esse che chi le ha pronunciate è stato assassinato qualche mese dopo…)

Ad ogni modo, nonostante le centinaia di libri pubblicati sull’argomento, fino ad oggi non mi era mai capitato di sentirne parlare in tv e questo non può che farmi piacere e infondermi un po di speranza. Allo stesso tempo sono rimasto un po deluso dal fatto che anche su rai tre abbiano avuto il timore di usare la parola DECRESCITA come giustamente viene definita questa nuova valutazione dell’economia da Pallante, Lorusso, Latouche e colleghi..
Forse chiedo troppo?

Annunci

Una Risposta to “Report – Pil e decrescita”


  1. […] far presente che di decrescita si parla da anni, anche se qui in Italia nemmeno un programma come Report ha il coraggio di […]


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: