(fanculopensiero) – Maksim Cristan

febbraio 10, 2008

fanculopensiero(Fanculopensiero) – Maksim Cristan
€ 13,00 pg 201
Ed. Feltrinelli Serie bianca 2007

Il titolo di questo libro è orrendo, e mi ha causato non pochi imbarazzi durante la mia lettura sui mezzi pubblici. Infatti fa pensare a un qualche stupido e volgare manualetto per quattordicenni inkazzati. In realtà penso che sia semplicemente uno squallido tentativo dell’autore e dell’editore per attirare l’attenzione del lettore curioso che si aggira fra gli scaffali di una libreria.  Impossibile non notare e non aver voglia di sfogliare un libro dal titolo cosi appariscente e diretto. Ed in effetti anche io sono caduto nella facile trappola. L’ho preso in mano, ho letto la quarta di copertina, ho sfogliato alcune pagine e, nonostante, il titolo ho deciso di acquistare il libro.

Il libro racconta la storia, vera, di Cristan Maksim, manager croato, che con la caduta del comunismo di Tito e l’avvento del liberismo nel suo paese, è diventato ricchissimo grazie alla sua azienda di mobili.  All’età di circa 35 anni però è “impazzito”: da un giorno con l’altro, senza avvisare nessuno, ha preso un treno per Milano e ha mollato tutto. Esauriti rapidamente alcune centinaia/migliaia di euro che aveva in tasca e che è riuscito a prelevare prima che parenti/polizia e finanza bloccassero tutti i suoi conti, si è ritrovato a vivere in mezzo alla strada.
La fame, il freddo e la scomodità di panchine e muretti su cui pernottava non gli hanno però impedito di trascrivere accuratamente su carta tutti i suoi stati d’animo, i suoi pensieri e le sue acute osservazioni sul mondo circostante, sia quello frenetico e ricco della Milano che lavora, sia quello surreale degli emarginati.
Se il titolo può sembrare volgare, il libro non contiene praticamente alcuna parolaccia ed è particolarmente profondo e a suo modo poetico.
Contrariamente a ciò che si può pensare non è il racconto di uno sbandato e delle sue avventure metropolitane tra droga alcolismo e prostituzione. Niente degrado alla Bukowsky e niente esperienze allucinate alla Keruac.  Per quanto abbia avuto a che fare con emarginati imbrigliati in questo tipo di problemi, l’autore, non si è mai abbandonato al consumo di droga nè di alcol, nè in preda all’indigenza si è mai dedicato al furto o all’elemosina.

Ciononostante non c’è una riga del libro in cui manifesti superiorità nei confronti dei suoi compagni si sventura, non c’è mai saccenza nelle sue parole, nè arroganza, non giudica mai il comportamento e le debolezze degli altri. Lui vive, osserva e racconta. Lui sta cercando, ma non sa ancora cosa. Ha mollato tutto perchè aveva capito che non era felice, che non poteva andare avanti con la vita che stava conducendo e che voleva capire e mettere in pratica i suoi desideri e bisogni più veri e profondi. Ormai faceva parte del mondo dei non-integrati attivi. Coloro che non sanno ancora ciò che vogliono o che stanno inseguendo ma che hanno ben chiaro in mente ciò che rifiutano.

Ovviamente le esperienze che attraversa sono tante e diverse, alcune piene di vita e di speranza, altre faticose e buie. Ma non si dà mai per vinto e cerca sempre di affrontare la vita con ottimismo e caparbietà. Rimane sempre aperto agli altri e generoso e riesce per questo a incontrare persone meravigliose che lo aiutano a perseguire i suoi sogni o semplicemente a dormire una sera al caldo e a fare una doccia. Intanto legge, scrive, e trascorre le giornate nelle biblioteche di milano a studiare l’italiano e a trascrivere i suoi quaderni al pc. Decide poi grazie alla conoscenza con alcuni artisti di strada e poeti e pittori di Brera di stampare dei libricini autoprodotti e grazie alla vendita di questi riesce a tirare a campare per diverso tempo, sempre senza mai ritornare sui suoi passi e abbandonare la vita di strada, con i suoi personaggi strambi, la fame, la povertà, gli inverni freddi e i suoi caduti.

E’ un bel libro, emozionante, scorrevole e mai noioso, e anche se mi ero immaginato che sarebbe stato più incentrato sulla “filosofia” della vita di strada e sul “fanculo pensiero” (nel senso di mandare a quel paese la razionalità che ci costringe ai doveri e al conformismo in favore di una vita più vera, più vissuta e più spontanea) e spesso mi sono fatto prendere dai dubbi sulla veridicità di alcune esperienze fin troppo positive e sul fatto che sia facile decidere di fare l”esperimento del barbone” quando in qualsiasi momento sarebbe potuto “ritornare all’ovile” della sua ricchezza in Croazia, alla fine l’ho davvero apprezzato per la sua semplicità e per l’attitudine positiva di fronte a qualsiasi avversità.

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5 Risposte to “(fanculopensiero) – Maksim Cristan”


  1. bene, non so chi sei, la recensione non è firmata, ma ho da dirti un Grazie. mi ha segnalato un’amica questa pagina e sono contento di poter leggere questa bellissima opinione.
    una precisazione: il titolo l’ho scelto io ancora nel 2004, quindi 3 anni prima, quando questo libro era già in vendita sul mio banchetto in strada in una versione parziale in forma di canto poetico.
    un abbraccio
    maksim cristan


  2. […] il caso degli ultimi tre libri letti:  Walden di Henry Thoreau, Fanculopensiero di Maksim Cristan e Divieni cio che sei di Friedrich Nietzche. Gli autori non potrebbero essere più […]

  3. equilibrismi Says:

    si non firmo quello che scrivo con nome e cognome ma semplicemente come Equilibrismi non perchè mi voglia nascondere ma semplicemente perchè non mi va di mettere i miei dati sulla Rete..
    Comunque sono lusingato del tuo commento, mi spiace se magari ti ho offeso riguardo al titolo e mi fa piacere che sia stata comunque una tua scelta e non una tattica a tavolino della Feltrinelli.

  4. Adriana Says:

    bellissimo leggere le vostre parole…mi trasmettono serenità e un pizzico di desiderio a reagire.
    grazie.
    adriana

  5. marco Says:

    sono in qualche modo in sintonia con l’autore, ho comprato il libro da una bancarella per due euro…
    beh, due euro spesi bene, l’unica nota stonata è il titolo, sono d’accordo con quanto hai scritto.
    ciao
    PS letto-divorato in tre giorni, normalmente leggo 3-4 libri contemporaneamente, casa-treno-bagno, stavolta si è preso l’esclusiva


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