Bosnia Herzegovina – 10 agosto Banja Luka – Jaice 65 km

gennaio 26, 2008

Ci svegliamo con calma, ha diluviato tutta notte ma ora il tempo sembra reggere. Scendiamo al ristorante con i nostri zaini per salutare il padrone e per andare a visitare la città di Banja Luka, la città più grande della Repubblica Srpska. Appena usciamo dal ristorante vediamo che all’esterno il cuoco sta preparando una porchetta allo spiedo, di sicuro non era quella la carne della sera prima. Fortunatamente vediamo che allo spiedo c’è anche un altro animale, un agnello, e il proprietario ci conferma essere quello il nostro pasto. Tiriamo un sospiro di sollievo e ci annotiamo il nome di questo piatto nazionale cosi misterioso: Janjetina (da Janje, appunto Agnello). Noteremo poi in tutta la Bosnia al lato della strada fuori da ogni ristorante dei grandi forni con agnelli interi infilzati a girare e arrostire.

Arrivati nel centro di Banja Luka parcheggiamo e dobbiamo trascriverci su un foglietto il nome della strada, in cirillico, in modo da poterlo mostrare a qualunque passante per ottenere informazioni e ritrovare la nostra macchina (non siamo ancora in possesso ne di cartine ne di una guida della Bosnia…).

BanjaLuka Kastel

Non abbiamo ancora fatto colazione quindi entriamo in una Pekara (panetteria) che espone un sacco di dolci e torte salate ma non riusciamo a capire cosa contengano e la commessa che non parla inglese, riesce giusto a dirci cosa è dolce e cosa non lo è. Optiamo per una specie di brioche con la marmellata di mirtilli e un dolce strano (dovrebbe chiamarsi Pita, o comunque in inglese filo-dough) fatto di un cilindro di pasta sfoglia arrotolato su se stesso a forma di spirale e ripieno di una crema marroncina. Mi aspettavo fosse nocciola o burro d’arachidi, alla fine dopo numerosi assaggi arriviamo alla conclusione che si tratti di crema di marroni. Entrambi i dolci sono ottimi e la spesa non equivale nemmeno a quella di una semplice brioche in italia. Passeggiamo per il Korzo, il viale principale, che purtroppo si assomiglia a qualunque altra via commerciale del mondo. In fondo alla via c’è una palazzina completamente distrutta e a fianco un centro commerciale abbastanza vecchio e grigio. Nel frattempo cerchiamo una libreria per acquistare una guida della Bosnia. L’unica libreria che troviamo non ne ha quindi chiediamo indicazioni per il Tourist Info.

E’ praticamente vicino a dove abbiamo parcheggiato quindi torniamo indietro ma percorrendo stradine secondarie, dove vediamo un negozietto di street ware molto carino che vende delle scarpe da skate a buon prezzo che ricordano molto le Puma, infatti la marca è Panther… La Fra entra a chiedere, ma non parlano inglese e in realtà non siamo in Bosnia per fare shopping quindi evitiamo l’acquisto.Finalmente troviamo il Tourist Info e il ragazzo all’interno è molto gentile e disponibile e soprattutto parla bene inglese. Ci spiega però che quello è il centro informazioni turistiche per la sola città di Banja Luka e provincia e ci da diverse mappe e dritte per escursioni nella zona. Ci spiega poi che nella piazza principale, quella del vecchio centro commerciale, dove eravamo prima!, c’è l’ente del turismo della Repubblica Srpska che ci può dare maggiori informazioni, ma non sulla Federazione di Bosnia Herzegovina.. Va beh, torniamo di nuovo indietro ripercorrendo altri viali in cui notiamo una piazzetta affollata di vecchietti che giocano a scacchi su una scacchiera dipinta sul terreno e con gli scacchi di plastica o gesso grandi mezzo metro. Questa sarà una caratteristica che ritroveremo praticamente in ogni cittadina della Bosnia Herzegovina.

Arrivati alla piazza non troviamo nessuna indicazione ma ci è stato detto che l’ente del turismo è nel palazzo più alto della piazza quindi entriamo. La portiera non parla inglese e non ci capisce e inizialmente ci dice che li dentro non c’è nessun ente del turismo, poi ci pensa su e le viene in mente qualcosa quindi chiama un’altra tizia che ci dice di andare all’ultimo piano. Prendiamo un ascensore vecchissimo, con la moquette alle pareti e senza porta, tipo montacarichi. Arriviamo al 13 piano ed entriamo. La ragazza al banco non parla inglese quindi chiama una collega che se la cava. Poi piano piano arrivano altre due colleghe a darle supporto. Sono tutte molto gentili e prodighe di informazioni, cartine e suggerimenti e sembrano quasi un po stupite che due turisti siano finiti proprio nel loro ufficio.

ivana sasicUsciamo del palazzo decidiamo di fare ancora un giro per la città prima di proseguire verso Jaice, dopo aver visitato alcuni punti panoramici indicati dalle ragazze e dal tizio del centro informazioni. Entriamo nel vecchio centro commerciale ed è esattamente lo stereotipo di come dovevano essere i grandi magazzini ai tempi del comunismo, scarsamente illuminato, pochissimi scaffali semivuoti, grandi vasconi rettangolari e trasparenti nel mezzo con poca merce esposta, in una parola scarno.

Dal lato opposto sbuchiamo in un altra piazza, in effetti l’edificio sembra essere utilizzato più come passaggio tra una piazza e un altra che come luogo di shopping, dove ci sono numerosi banchetti abusivi di ombrelli, dvd e cd pirata. Francesca mi dice che nell’edificio dietro l’angolo c’è l’Oviesse, io la mando a quel paese perchè non riesco a credere che a Banja Luka in Bosnia, dove non abbiamo visto Mac Donalds nè grandi centri commerciali di multinazionali della distribuzione e dove ci sono le Panthers al posto delle Puma, ci possa essere un negozio dell’italiana Oviesse. Continuo a pensare che mi stia prendendo in giro ma mi devo ricredere quando vedo il negozio con il suo nuovo logo! Non ci riusciamo a spiegare il perchè ma proseguiamo oltre ed entriamo invece nel mercato comunale. La struttura è al coperto, è piuttosto recente e moderna e ha i banchetti in cemento fissi con il bancone inclinato per poter esporre la merce. Ci colpiscono immediatamente i colori e i profumi. Rispetto ai nostri centri commerciali o ai nostri mercati sembra tutto un po piu povero, perchè la frutta e la verdura non hanno un aspetto bellissimo e soprattutto hanno dimensioni ridotte, ma questo non è dovuto alla povertà o alla guerra ma al fatto che molto probabilmente sono ortaggi coltivati da piccoli produttori e probabilmente più o meno biologicamente quindi non sono gonfiati, non provengono da posti lontani e non vengono lucidati con la cera per apparire più appetibili. Infatti troviamo principalmente frutta e verdura di stagione.

Soprattutto rimaniamo colpiti dalla quantità spropositata di more in vendita, ogni banchetto ne ha ceste gigantesche stracolme. Decidiamo di comprarne un po e le trangugiamo al volo tutte, buonissime, tra gli sguardi stupiti della gente, forse perchè non le mangiano così ma le usano principalmente per le confetture o forse perchè vedere due turisti che in mezzo al mercato si ingozzano di more con le mani completamente rosse non è cosa da tutti i giorni. In altri banchetti vendono legumi sfusi e rimango affascianto da tutte le vaschette piene di ceci, fagioli di ogni forma e colore, lenticchie e un sacco di altri legumi di cui nemmeno conosco l’esistenza. In un altro banchetto accanto all’aglio è appesa una corona di bacche secche che non riusciamo ad identificare e che a prima vista sembrano capperi. La proprietaria del banchetto non parla inglese, ma spiccicando qualche parola in bosniaco ci dice essere Bamja o Okra, e questo non ci aiuta molto ma ce lo appuntiamo. Facciamo una foto, ringraziamo e proseguiamo.

Arriviamo alla parte non – food. Vestiti, pentole, attrezzi per la cucina, magliette dei calciatori, dvd e cd. Ci fermiamo davanti ad una bancarella di cd perchè voglio assolutamente comprare o perlomeno sentire qualche cd di Turbo Folk. Appena mi fermo vengo assalito dal proprietario che mi mostra decine di cd, tutti rigorosamente masterizzati e fotocopiati. Gli chiedo turbofolk e arriva subito una ragazza entusiasta che me ne mostra altri. Per 2,5€ portiamo a casa il cd che sta girando in quel momento e che ci piace, Folk Hitovi 2007 (probabilmente l’Hit Mania della Bosnia…).

Usciamo dal mercato e ciavviamo alla Fortezza di Kastel. Costruita nel XIV secolo, sorge sulle rive del fiume Vrbas ed è in buone condizioni quindi passeggiamo tra i vecchi bastioni e le sue torri. Ci riposiamo un pò sedendoci sui vecchi scalini in pietra delle mura poi visto che il tempo si sta facendo brutto ritorniamo in centro per comprare qualcosa da mangiare.

Nel vecchio centro commerciale al piano di sotto c’è anche un supermercato e questo è in tutto e per tutto uguale ai nostri. Acquistiamo del salame e del formaggio e usciamo. (la Fra continua a dire Da Da – si si.. – alla commessa che le chiede quanto ne vuole e io continuo a girarmi pensando che stia chiamando me…). Sta diluviando, fermo una coppia e gli chiedo “come si chiama” l’ombrello nella loro lingua, all’inizio sono stupiti poi ridendo capiscono e ci indicano pure dove andare a comprarli. Nella piazza principale ci sono decine di vecchiette a vendere ombrelli di ogni colore e dimensione. Ne compriamo uno anche se abbiamo i nostri kway e ritorniamo alla macchina dopo aver acquistato del pane dal nostro Pekara di fiducia. Mangiamo e ci mettiamo in moto verso Jaice, seguendo la strada che costeggia il fiume Vrbas.

Sono diversi i punti di interesse lungo la strada, le sorgenti termali di Srpska Toplice e le fontane di Grab, la fortezza mediovale di Zvecj, i mulini ad acqua e il monastero di Krupa e molti altri punto panoramici dove sostare, apprezzare la natura e il silenzio o fare un picnic.

Tutta la strada inoltre è davvero panoramica poichè corre all’interno del Canyon del fiume Vrbas, quindi il paesaggio presenta fitte foreste, rocce a strapiombo e anse dall’acqua cristallina. Purtroppo il tempo è pessimo e la strada tortuosa quindi perdiamo la segnaletica, scarsa se non inesistente, di molte attrazioni, oppure decidiamo semplicemente di guidare oltre. Ci fermiamo solo ad una 20 di km da Banja Luka, a Krupa Na Vrbasu, dove ci sono i mulini ad acqua e le cascate del fiume Krupa. Il tempo fa davvero schifo, diluvia e il cielo è grigio ma il posto è splendido.

KrupaNaVrbasu

Nonostante qualche casa, il posto è silenziono e deserto quindi muniti di ombrello e kway facciamo una breve passeggiata. Scartiamo subito, con un po di rammarico, l’ipotesi della camminata al Monastero. Rocce e muschi verdissimi, cascatelle, piccoli stagni e balzi d’acqua, il diluvio in corso rende il tutto ancora più scenografico (almeno questo..!!). Per un tratto di circa 300 metri, lungo i torrentelli e le cascate sono costruiti almeno una decida di mulini in legno, alcuni sono aperti e possiamo ammirare le macine in pietra all’interno. Non riusciamo a capire se vengano tuttora utilizzati ma sono tutti molto caratteristici e belli. Attraversando un ponticello di legno ci lasciamo le cascate e i mulini alle spalle e ci addentriamo nel boschetto in cui il fiume si fa più silenzioso. L’atmosfera cambia radicalmente. La folta vegetazione attutisce tutti i suoni e rallenta la caduta della pioggia, lo scrosciare delle cascate è lontano e tutto è avvolto in un silenzio ovattato. La Frà afferma di vedere due scoiattoli ma io perdo il momento e questa opportunità. Dopo qualche centinaia di metri il sentiero per mezzo di un altro ponticello attraversa nuovamente il fiume e si perde nel bosco. Non sapendo dove conduca ne quanto tempo ci voglia per percorrere quel sentiero, ci fermiamo, ci godiamo il silenzio, ammiriamo una meravigliosa casa che sorge proprio qualche decina di metri più avanti, in quell’angolo silenzioso e riparato, e poi torniamo sui nostri passi.

Ripassando la Fra scopre due gattini bagnati e affamati nascosti sotto una roccia e mi guarda supplichevole e complice perchè li vorrebbe aiutare e tenere. Rimaniamo almeno una mezzoretta a guardare e giocare coi gattini, e intanto chiacchieriamo con una coppia di ragazzi di Banja Luka venuti lì a passare il pomeriggio. Risaliamo in macchina e ci dirigiamo verso Jajce, mentre il tempo si rimette un po e questo ci permette di fermarci ogni tanto a scattare qualche foto dalle aree di sosta lungo il canyon. Dopo circa un ora di tragitto arriviamo a Podmilacje, un piccolo paesino dove sorge la chiesa di San Giovanni. La chiesa è piccola e compatta, con un campanile sull’entrata, tutta in mattoni chiari e senza molte finestre ne vetrate colorate. Anche all’interno è piuttosto scarna ma molto accogliente.

E’ stata costruita nel 1910 ma la sua struttura originale risale addirittura al medioevo ed era sopravvissuata alla dominazione ottomana, ma è stata rasa al suolo nel 1993 durante la guerra. Nel 2000 è stata completamente ricostruita seguendo la pianta originale ma sembra che ci siano ancora in corso enormi lavori di costruzione in tutta il piccolo spiazzo accanto alla chiesa. Vediamo una foto del progetto e sembra che vi stiano costruendo una moderna ed imponente struttura che andrà ad appoggiarsi alla parete della montagna ed innalzarsi per diverse decine di metri. Il tutto verrà poi completato da un enorme spalto. Scopriamo leggendo la guida e altri pannelli informativi che questo paesino è un importante luogo di pellegrinaggio e che i lavori serviranno appunto ad accogliere le masse di fedeli che ogni anno vi si recano.

Ci siamo ormai lasciati alle spalle la Repubblica Srpska, i cartelli in cirillico sono scomparsi e rispuntano qua e là i minareti. Dopo pochi kilometri arriviamo a Jajce. La strada è ancora alta sulla vallata e possiamo vedere la città vecchia, con le sue vecchie mura, e il fiume Pliva, andandosi a immettere nel fiume Vrbas, crea le famose cascate di Jajce, che però non riusciamo a vedere. Ci fermiamo per visitare un cimitero musulmano situato proprio dall’altro lato della strada rispetto a dove ci siamo fermati per ammirare la cittadina a valle. Rimaniamo affascinati dalle sue tombe bianchissime dalla forma così particolare (per noi cristiani) contrassegnate dalla stella dell’islam e abbarbicate in questo campetto scosceso e notiamo con tristezza quante siano datate 1992 e 1993, gli anni culmine della guerra. Da quella posizione notiamo che nella cittadina sono presenti anche altri due grandi cimiteri, uno sicuramente cristiano ed un altro ancor piu grande, sempre musulmano. ci allontaniamo perchè non ci piace fare i turisti in un cimitero e scendiamo fino a giungere dentro la città.

Mentre cerchiamo il tourist information facciamo un primo giro, in auto, della città. Prima di riuscire a trovarlo facciamo per due o tre volte lo stesso giro poi parcheggiamo e finalmente arriviamo ad un piccolo botteghino lungo il fiume che funge da Tourist Information. Ci accoglie una signora che parla un discreto inglese e sta facendo l’uncinetto, ci da subito un paio di cartine della città e ci trova una Sobe direttamente all’interno della Stari Grad, la città vecchia, al costo di 10 € a testa. Ci dice che ha chiamato il ragazzo della casa che ci verrà a prendere. Mentre aspettiamo andiamo a visitare una palazzina abbastanza danneggiata dove è situato il museo AVNOJ (partigiani antifascisti jugoslavi). Entrare però è a pagamento, non abbiamo nè voglia nè tempo quindi ce ne andiamo, dopo aver sbirciato un po all’interno. Riusciamo giusto a vedere delle enormi statue di bronzo e busti in pietra, delle foto della guerra e alcune targhe militari, e diversi pannelli informativi scritti solo in bosniaco, quindi ci rallegriamo per la spesa evitata.

Nel frattempo è arrivato il ragazzino che ci deve guidare alla camera. Non parla inglese ma se la cava un po in tedesco quindi riusciamo a capirci. In realtà non ci deve accompagnare ma proprio condurre facendosi dare un passaggio sulla nostra auto. Un po imbarazzati perchè la macchina è in condizioni pietose, fra tenda, scarpe, e zaini sparpagliati sul sedile posteriore, riusciamo a ritagliare uno spiraglio per la Fra mentre lui si siede davanti. Ci guida all’interno delle mura e per una strada dissestata e ripidissima in cima alla collina dove sorge la Stari Grad. La sua casa è proprio lungo le mura, anzi una parete della casa è proprio attaccata ad un torrione. Entriamo in casa e conosciamo la madre e la nonna del ragazzo, che non conoscono nessuna lingua straniera quindi la comunicazione si limita a pochi convenevoli in bosniaco.

La camera è piccola ma carina e pulita, ha i letti separati e un insopportabile orologio che decidiamo subito di avvolgere in un asciugamano e nascondere sotto il letto per evitare il suo assordante ticchettio. Il bagno è in comune con la famiglia e non ha la doccia ma solo la vasca da bagno, ma è comunque pulito.

Nella parte comune c’è una verandina molto accogliente e luminosa costruita, immaginiamo abbastanza abusivamente proprio lungo le mura di cinta della Stari Grad, è spartana, con mattoni a vista, finestre improvvisate e precarie e mobili recuperati ma l’ideale per riposare guardando il panorama sulla cittadina e sul fiume.

Sobe Jaice

Dopo qualche minuto di relax, decidiamo di lavare un po della nostra roba, che stendiamo nella verandina e poi usciamo a fare un giro. Proprio di fronte alla nostra casa ci sono le catacombe, che però non visitiamo e una vecchia chiesa completamente distrutta, cominciamo a salire per strette stradine in pietra che portano alla vecchia fortezza. Passiamo davanti ad una piccola moschea senza minareto. E’ chiusa e mentre la osserviamo vediamo un anziana signora musulmana che dalla sua finestra in fronte alla moschea prega e si tocca il volto e sembra quasi piangere. Proviamo a salutarla ma non ci capisce o semplicemente ci ignora.

Proseguiamo verso la vecchia fortezza. Arriviamo insieme ad una famiglia di turisti che viene accolti da due uomini che gli chiedono soldi per entrare. Non avendo un ingresso nè una divisa pensiamo che possano essere dei residenti che cercano di far qualche soldo facendo pagare l’ingresso illegalmente. Però parlano in bosniaco con gli altri turisti e gli staccano il biglietto quindi ci ricrediamo ed li seguiamo. Ad ogni modo l’ingresso costa solo un euro. Entriamo ed in realtà non c’è moltissimo da vedere. Per gli effetti del tempo e soprattutto della guerra, rimangono solo le mura e un piccolo edificio. L’atmosfera comunque è molto particolare e la posizione della fortezza in cima al colle di Jajce permette di abbracciare con lo sguardo tutta la cittadina e la vallata circostante. Notiamo però con disappunto che in fondo alla valle c’è una enorme fabbrica che continua a diffondere nell’aria fumi sospetti.. Al momento di scattare qualche foto, mi rendo conto che la macchina fotografica non ha le pile! Io accuso la Fra di averle tolte senza dirmelo per metterle in carica e lei accusa me di non essermi accorto che la custodia della macchina fosse cosi leggera.. Ritorniamo giù al nostro appartamento, recuperiamo le pile ed usciamo per la cena.

Nello stesso edificio della nostra casa c’è una vecchia parrucchiera e una specie di baretto dove siedono i proprietari della casa, coi loro amici, tra i quali la donna del tourist information. Ci fermiamo a chiacchierare con loro e chiediamo consigli su cosa mangiare di tipico. Ci danno alcuni nomi di piatti locali, Begova Corba è una zuppa di verdure, Ražnjici è un tipo di spiedino mentre Cevapi è una specie di Hamburger. Scendiamo per la ripida strada in ciottolato della Stari Grad e arriviamo nella via principale piena di Cafè e ristorantini. La scelta non manca e i prezzi sono accessibili ovunque. Decidiamo però di tornare verso il fiume dove i piccoli locali sono costruiti e scavati dentro alle vecchie mura. Un locale è molto attraente, moderno e alla moda con musica turbofolk ad altissimo volume, ma è più un discobar che un ristorante quindi andiamo oltre. Ci fermiamo in un posto all’aperto e ordiniamo Ražnjici e Cevapi e una bottiglia di vino rosso. La cameriera non è particolarmente cordiale e impiega diverso tempo per portarci le nostre ordinazioni ma non abbiamo nessuna fretta. Il vino ha la bottiglia con il tappo a vite e questo ci fa già dubitare, ed infatti è pessimo, però all’arrivo dei piatti rimaniamo davvero sbalorditi. Gli spiedini sono tanti e dalla carne tenerissima, l’hamburger è un misto di manzo e agnello, è ottimo e semplicemente gigantesco, il contorno è costituito da una montagna di cipolla cruda, una gioia per me, un po meno per la Fra, e dal Pita Bread, una specie di pane arabo molto soffice e saporito anch’esso scottato sulla piastra. Alla fine della cena siamo strapieni e abbiamo speso in tutto 14€!.
Ci facciamo una piccola passeggiata lungo le mura per digerire e poi andiamo subito a dormire.

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