I Simpson e la Filosofia

ottobre 23, 2007

simpsonefilosofia_coverI Simpson e la filosofia
William Irwin – Mark T.Conard – Aeon J.Skoble
Ed. ISBN 2005
Pg 330 € 17

I Simpson sono un cartone animato e sono uno show decisamente popolare. Questi due aspetti di per sè fanno spesso liquidare questo programma come di basso livello culturale. In realtà la satira dei Simpson è molto stratificata, piena di doppi sensi, citazioni, con allusioni alla cultura pop come a quella più alta, gag visive e umorismo autoreferenziale. Il fatto che sia sufficientemente profondo, notevolmente divertente e molto popolare ha convinto gli autori ad utilizzarlo per illustrare “alle masse” i problemi filosofici più tipici.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare dal titolo, questo non è un libro leggero, e il discreto numero di pagine lo dimostra. Non tratta infatti La Filosofia dei Simpson nè tantomeno I Simpson come Filosofia; nei suoi 18 capitoli, scritti da altrettanti studiosi, si prende spunto dai loro personaggi e dalle tematiche ricorrenti per esporre le principali teorie filosofiche in modo originale e meno cattedratico.

Pur non essendo un libro leggero, questo non significa che sia un libro noioso, anzi, grazie allo stile usato dagli autori e dai numerosi dialoghi originali presenti, la trattazione risulta fluida ed interessante (a parte forse alcuni capitoli un po pedanti e poco digeribili come, per quel che mi riguarda, “Ned Flanders e l’amore verso il prossimo” e l’insostenibile trattazione Heideggeriana di “Cosa significa pensare secondo Bart”.
Al contrario “Homer e Aristotele” o “Il mondo morale della famiglia Simpson: Una prospettiva Kantiana” e ancora “Un marxista a Sprinfield” permettono un avvicinamento “indolore” a temi decisamente impegnativi.

Certo si potrebbe avanzare l’ipotesi che questi filosofi non abbiano niente, di meglio, da fare o che passino tutta la vita a farsi “le seghe mentali” pure sui cartoni animati ma in realtà la potenzialità di questo libro è proprio quella di far avvicinare “la gente” alla filosofia e far riflettere sui comportamenti dei personaggi (e quindi sui nostri, essendo loro il riflesso seppur parodiato della nostra società) secondo i diversissimi punti di vista dei principali studiosi di questa disciplina che si sono avvicendati nel corso dei secoli.

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Il piccolo principe in noi

ottobre 22, 2007

piccoloprincipeinnoi_coverIl piccolo principe in noi – Un viaggio di ricerca con Saint Exupery
Mathias Jung
Edizioni Magi 2002
100 pg  €10

A distanza di 64 anni la “favola” del piccolo principe continua ancora a essere venduta e letta da milioni di persone in tutto il mondo. In questo libro il filosofo e teraupeuta tedesco Mathias Jung ripercorre tutte le tappe del viaggio del piccolo principe analizzando da un punto di vista filosofico e psicologico i personaggi che incontra durante il suo cammino.

Dopo il primo capitolo introduttivo in cui riprende la biografia del poeta aviatore, ufficiale dell’aviazione in riserva, esiliato in america e morto durante durante una ricognizione poco prima della fine della guerra, per coglierne gli aspetti che hanno influenzato e inspirato molti passi della favola, l’autore dedica ogni capitolo di questo libro ad ogni personaggio del “Piccolo Principe”.

Non si tratta di una sterile rilettura, in molti punti si avvale del testo originale ma solo per riprendere alcune frasi salienti del principino o del suo interlocutore a dimostrazione delle sue tesi.
Citando Nietzsche, Kant, Herman Hesse, Fromm e molti altri scrittori, filosofi, poeti e teologi capiamo quale sia il valore propulsivo della Crisi interiore, quanto la nostra società, sia soggiogati dal consumismo, dall’ossessione del potere e dall’esigenza di apparire, dominati dalle varie dipendenze (dal lavoro, dal gioco d’azzardo, dal cibo, dalla droga e dall’alcool) e dalle nostre ossessioni e paure, in primis quella della morte e quella di sprecare il nostro tempo. Capiamo quanto la amicizia sia un lento processo di costruzione della fiducia,(cio che nel Piccolo Principe viene chiamato Addomesticamento) e quando l’amore costi fatica, sforzi e necessiti una costante “manutenzione”.

Il racconto del Piccolo Principe è insuperabile per semplicità di scrittura e allo stesso tempo per la complessità dei messaggi che ci trasmette. E’ un libro splendido che va dritto al cuore di ogni adulto e di ogni bambino.  L’analisi di Mathias Jung, se da un lato, ritengo, ne svilisce un po la poesia, (come quando a scuola facendo la parafrasi delle poesie si otteneva un messaggio più chiaro ma meno intenso e affascinante), dall’altro permette di andare molto più in profondità nella lettura dei personaggi, degli stati d’animo, di trovare delle affinità in noi stessi, nei nostri comportamenti, e nelle patologie della nostra società.
E ci lascia con numerosi spunti, filosofici e letterari, con in quali continuare la nostra riflessione al fine di riscoprire la lentezza, affrontare le nostre paure e ritrovare il bambino interiore che è in noi, in grado di sprecare beatamente il suo tempo per gustare il mondo che lo circonda, affascinarsi e vivere le relazioni con innocenza e sincerità e cogliere l’essenziale, che come tutti ormai sappiamo grazie a questa splendida favola, è invisibile agli occhi.

ottobre 17, 2007

+ Solo gli idioti non hanno dubbi

– Ne sei certo?

+ Non ho alcun dubbio    (Luciano de Crescenzo)

HangLa fiera di Immagimondo è un viaggio intorno al mondo rimanendo fermi in un enorme capannone, un viaggio intorno al mondo attraverso gli occhi, le fotografie e i racconti di altri viaggiatori.
E come in tutti i viaggi capita di incontrare tante persone e alcuni di questi incontri si rivelano particolarmente intensi e speciali tanta è la ricchezza spirituale/emotiva che ne scaturisce, tanto è lo stimolo a proseguire o intraprendere il proprio cammino che instillano e tanta è la spontaneità con cui essi avvengono.

Incontri avvenuti per caso, durati qualche ora ma che sembrano avere radici nella nostra storia comune e che di sicuro avranno ripercussioni nella nostra futura storia personale. C’è un proverbio irlandese (ma anche una citazione di un musical di Will Roger e una frase di WB Yeats… non ho ancora appurato quale sia la vera fonte) che dice: Un estraneo è solo un amico che non hai ancora conosciuto. Questo è verissimo e in alcuni mi verrebbe da aggiungere che “un estraneo è solo un amico che non hai ancora incontrato ma che in realtà conosci da sempre”. Read the rest of this entry »